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Storie in Movimento è un progetto che non ha mai smesso di evolvere. Siamo studiose e studiosi, militanti che vogliono creare un sapere condiviso, fuori dagli schemi tradizionali e fuori dalle aule di scuole e università. oltreSIMposio è la nostra newsletter: un modo per poter rimanere in contatto con noi, per seguire le nostre riflessioni, le uscite della rivista «Zapruder», le iniziative e la vita dell’associazione. Un modo anche per contattarci e per poter creare una nuova comunità di uomini e donne che riflettono sul passato per creare strumenti di lotta per il futuro.

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Il nostro manifesto

La storia data per morta e residuale riemerge, fuori dagli ambiti specialistici, nello spazio sociale e comunicativo, dai media tradizionali a quelli visivi e digitali, come uno dei territori privilegiati del conflitto politico e sociale. Una storia che trionfa proprio là dove le forme consuete del sapere scientificamente accreditato non riescono a passare, se non in dosi minime e destinate a essere velocemente neutralizzate e banalizzate. Mentre la ritirata nelle fortezze accademiche segnala la difficoltà a prendere atto della messa in questione dello statuto epistemologico della ricerca storica, identifichiamo nell’avanzare di pratiche di potere che mettono al lavoro la memoria e la storia, trasformandole in un software proprietario chiuso, un’inedita articolazione delle forme di dominio esercitate dal pensiero unico liberaldemocratico, con cui si misurano le nuove strategie di resistenza e di riappropriazione da parte di una pluralità di memorie.

All’interno di un orizzonte in cui non è più possibile evitare la proliferazione di interpretazioni e visioni della storia che ci attraversano e ci sommergono riconosciamo la storia come arena di conflitto e individuiamo nelle nuove forme di soggettività e nelle pratiche di antagonismo sociale e politico che hanno occupato la scena dopo Seattle una domanda di storia che esita a trovare interlocutori e luoghi di dibattito pubblico. L’inadeguatezza dei quadri di riferimento nazionali e delle periodizzazioni storiche, la marginalizzazione di aree di ricerca non riducibili a una storia politica tradizionale e autoreferenziale, la resistenza a tener conto di ciò che si produce in altre parti del mondo, sono il segnale di una discontinuità rispetto ai decenni passati dentro cui collochiamo lo sforzo di una specifica generazione di storiche e di storici di ricodificare il passato, individuando punti diversi di osservazione e di individuazione delle rilevanze del lavoro storico. L’intreccio nei nostri percorsi di formazione e poi di lavoro tra istituti di ricerca, fondazioni e movimenti politici, tra associazionismo e università, soggiorni all’estero, insegnamento e esperienze culturali più informali, è una risorsa che vogliamo rendere esplicita come luogo di una progettualità culturale inclusiva e antiautoritaria.

Storie in movimento è un laboratorio storiografico che intende rompere i confini e le distinzioni tra storia militante e pratica scientifica, tra sapere alto e divulgazione e rimettere in comunicazione luoghi e soggetti diversi attraverso cui si articola la produzione del sapere storico. Intende essere prefigurazione di una storia che nasca non solo dalla riflessione sul presente ma anche dal desiderio di essere presenti, di esercitare qualche forma di azione e di iniziativa nel presente. In questa prospettiva, accanto alla critica delle relazioni di potere che caratterizzano la storiografia attuale, riteniamo fondamentale la sperimentazione di nuove pratiche di ricerca e di comunicazione, che smantellino gli atteggiamenti monopolistici dell’accesso alle fonti e alle risorse, il carattere individualistico e solitario del lavoro storico, la finalizzazione della ricerca al mercato accademico, la perdita di dignità della disciplina e di chi è costretto a operarvi in queste condizioni. Vogliamo mettere in campo forme di lavoro intellettuale che si relazionino ai soggetti cui ci rivolgiamo non dall’alto e da lontano, ma dall’interno, tenendo conto di quanto hanno prodotto le ricerche stimolate da soggetti marginali o assenti nella storiografia tradizionale.

Un progetto che sta dentro i movimenti perché ne esercita una critica e allo stesso tempo promuove nuove immagini e nuovi immaginari, segnala alcune priorità e le mette all’attenzione di saperi, scritture, culture diverse facendole parlare tra loro nello spazio pubblico. Una pluralità di luoghi, iniziative e ricerche a partire dalle quali intervenire nel più ampio dibattito sulla storia, il passato e i suoi usi pubblici, porre all’attenzione storie, fonti e sguardi rimossi dall’ordine del discorso storico (egemonico), svelandone la parzialità. Una rete di soggetti e di linguaggi capace di intercettare la domanda sociale diffusa di storia, di sollecitare nuove esperienze e campi di ricerca, di prendere atto del mutamento radicale dei linguaggi sociali e delle forme di comunicazione.

Riteniamo cruciale questa sfida. Contro la manipolazione dell’immaginario collettivo, vogliamo portare il presente avanti, sollecitando nuovi sguardi sul passato e una pratica storica non elitista né autoritaria. In questa prospettiva Storie in movimento riconosce nella tradizione di studi storici su classi, gruppi e soggetti conflittuali un patrimonio condiviso da riattraversare alla luce della critica del movimento delle donne e degli studi postcoloniali, della rilevanza delle forme di resistenza non direttamente politiche, della storia della soggettività.

Non si tratta di trovare nuovi eroi e eroine da contrapporre a quelli di un tempo ma di immettere nelle modalità attuali di rappresentare e di rappresentarci la storia l’esistenza di una molteplicità di soggetti e di storie. Per resistere all’azzeramento dell’esperienza di corpi, movimenti e culture portato avanti dal capitale senza volto del Fmi e della Banca mondiale, all’invenzione di nuovi nemici e di nuove guerre, alla disseminazione di conflitti razziali ed etnici nelle sacche di resistenza all’economia globale, abbiamo bisogno di stabilire nuove connessioni transnazionali, tra forme di resistenza e soggettività politiche, tra Nord e Sud del mondo, tra fasi diverse dell’esperienza storica. Dobbiamo spingere a fondo la decostruzione, avviata dai movimenti delle donne e da vasti ambiti di pensiero critico al di fuori dell’occidente, dei falsi universalismi che hanno caratterizzato le categorie con cui si guarda al passato, e che oggi istituiscono frontiere, confini e periferie nell’Europa di Schengen. Rivendicare la complessità inscritta nell’ambito stesso della rappresentazione (scritta, visiva, auditiva), nei diversi linguaggi, desideri, culture che ci hanno portat@ ad aderire a questa avventura in un’epoca di polverizzazione delle configurazioni identitarie tradizionali.

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